La vergogna

Che cos’è la vergogna? Secondo il dizionario: “un’emozione negativa che coinvolge l’intero individuo rispetto alla propria inadeguatezza, il rendersi conto di aver fatto qualcosa per cui possiamo essere considerati dagli altri in maniera totalmente opposta rispetto a quello che avremmo desiderato”.

Da oltre un anno scriviamo su questo sito che siamo enormemente preoccupati per l’alto tasso di violenza e intolleranza che sta montando in Kosovo e Metohija. Da oltre un anno segnaliamo terribili episodi d’intolleranza che di volta in volta si sono declinati in scritte spray, piccole aggressioni, minimizzazioni da parte di chi è preposto a comprendere e sorvegliare.

Di fronte al nostro allarme, ci è stato risposto che la situazione era sotto controllo, che la diplomazia lavorava con attenzione, che i militari facevano il loro dovere, addirittura potenziando i sistemi di difesa del Monastero e inaugurando nuove metodologie per rendere sempre più sicura l’area.
Nessuno tra politici, diplomatici, militari e giornalisti da comunicato stampa, ha minimamente preso in considerazione la nostra preoccupazione, sciorinando un mantra politically correct: “Il Kosovo è un paese pacificato, dove mai potrebbero accadere le situazioni orribili del passato”.

Ebbene, oggi il Monastero di Decani si è risvegliato, all’interno delle proprie mura, con delle ferite inferte da farneticanti bombolette spray, che hanno vergato sui muri e nei luoghi adibiti alla quotidiana attività monastica, oscene frasi inneggianti il “califfato nero”, il presunto Isis, e il sempiterno Uck, l’esercito terrorista albanese sempre pronto e buono per ogni occasione.

Nessuno di noi scriverà di più, basta la violenza delle foto a spiegare la terribile tragicità dell’accaduto.

Ci piacerebbe però capire cosa pensa la diplomazia, se crede ancora che il Kosovo sia pacificato e i ripetuti gesti di intolleranza trascurabili episodi? Cosa prova la forza militare a guida italiana, a cui è internazionalmente delegato il compito di sicurezza e sorveglianza del sito e conseguentemente della comunità monastica? Cosa scriveranno tutti quei giornalisti che hanno inteso il loro mestiere esclusivamente come amplificatori inerti di comunicati altrui e fino ad oggi hanno concionato di un nuovo clima e di giardini della pace?

Di fronte alle scritte inferte a Decani, noi proviamo solo vergona.
Vergogna per le autorità del  nostro Paese e per tutti coloro che erano stati “avvertiti” del clima pesante che da tempo si sta costruendo in Kosovo e Metohija.
A tutti gli altri, alle persone di buona volontà e mente libera, possiamo offrire solamente la nostra riflessione: ancora una volta violenza, ancora una volta inefficienza ed impunità, ancora una volta sopraffazione: dove dobbiamo giungere per renderci conto dell’estrema gravità della situazione?

Di fronte alla domanda, possediamo una sola certezza: nessuno potrà dire io non avevo capito, nessuno potrà fingere di non essere stato avvertito, nessuno potrà fessamente esclamare: non mi ero reso conto.