Natale di Kosovo

L’avvento di Gesù Cristo, Salvatore dell’umanità, deve essere il perno della nostra vita, confidare nella Sua promessa salvifica, amare gli altri, essere compassionevoli con i più deboli, rappresenta l’unica via possibile per la Giustizia e la Salvezza”. Così Padre Sava, Igumeno del Monastero di Decani e Vice Presidente della nostra associazione, ha esordito nella sua omelia natalizia.
La Chiesa colma di fedeli e visitatori, raccolta nella semplicità dell’Avvento, era impregnata di quella mistica atmosfera che Decani riesce a trasmettere.
Desidero inoltre ringraziare tutti coloro che spendono il loro tempo e le loro risorse – ha continuato Padre Sava - per aiutare la gente di Kosovo e Metohija che si trova in difficoltà, un popolo intero in debito di speranza, esseri umani che affrontano ogni giorno la povertà, la malattia e la fame. A tutti questi volontari va la mia gratitudine, in particolare alla comunità italiana che si spende da anni in un lavoro infaticabile. A tutti loro, giunga il sincero ringraziamento del Monastero di Decani, della fratellanza e la mia personale benedizione”.

Le parole dell’Igumeno Sava, non fanno che motivarci di più, riconoscendo l’alto magistero spirituale della persona e l’onestà intellettuale.

Il meraviglioso e raccolto Natale di Decani, è stato purtroppo disturbato da ciò che è accaduto a Djakovica, ad appena 20 kilometri dal Monastero.

Due autobus provenienti dalla Serbia centrale, pieni di pellegrini che desideravano trascorrere le festività natalizie presso il locale monastero, uomini, donne bambini ed anziani, sono stati aggrediti da centinaia di manifestanti inferociti, armati di pietre e spranghe.
Agli autobus è stato impedito di entrare in città, sono stati oggetto di sassaiole e si conta qualche ferito seppur leggero.
Non abbiamo né cuore né voglia di commentare l’ennesimo episodio d’intolleranza contro i cristiani ortodossi, da parte di esagitati estremisti albanesi, lasciamo che a farlo siano le esclusive immagini dell’aggressione.

L’unico contributo che ci sentiamo di trasmettere dal nostro sito, è quello di sollecitare una riflessione, specialmente da parte delle forze internazionali di pace, che sempre più spesso alludono al Kosovo, come a un paese pacificato.

Desidereremmo che assieme alle ovvie motivazioni politiche ed economiche, che inducono a queste dichiarazioni, quando si parla di ritiro dei contingenti, fine delle missioni o normalizzazione del teatro operativo, si tenessero ben presenti queste immagini, registrate il sette gennaio duemila quattordici, dopo quindici anni di missione di pace, perché in futuro, nessuno possa permettersi l’alibi degli stolti: “noi non sapevamo”, “noi non avevamo capito”.