Natale a Orahovac

Orahovac è un villaggio di Kosovo con una piccola presenza serba, poche centinaia di persone, che ci ostiniamo a chiamare enclave, per non usare il termine corretto, che più precisamente sarebbe “riserva” o tragicamente più efficace: “lager”.
Perché questo sono le case serbe di Orahovac, delle oscene baracche da campo di prigionia, circondate dal filo spinato, assediate da una comunità albanese, sempre più arrogante, che discrimina, in Europa, delle persone per la propria appartenenza etnica.

L’ultimo segno di questa barbarie si è concretizzato proprio mentre una parte del mondo brindava alle festività natalizie.
Srecko e Lazarka Simic, rispettivamente 74 e 73 anni, si erano recati da Orahovac in Serbia centrale per effettuare dei controlli medici.
Al rientro a casa la tragedia.

Hanno trovato la loro abitazione saccheggiata, tutti gli elettrodomestici rubati e i muri interni sfregiati con delle scritte inneggianti l’UCK, il famigerato esercito di liberazione kosovaro di matrice albanese.

Credimi – racconta Lazarka – non è per quello che ci hanno portato via, che comunque era tutto quello che avevamo, ma la sensazione di violenza appena sono entrata in casa… penso che non riuscirò mai a superarla. Devo ringraziare i miei vicini di casa, che di notte ci permettono di ripararci nella loro abitazione, perché chi riuscirebbe più a dormire nella nostra? Hanno profanato anche le icone della mia famiglia, che ragione c’era?”

Ecco come nel 2012 ci si appresta a festeggiare il Natale ad Orahovac, uno dei campi di concentramento d’Europa